La Biblioteca Palatina

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La Biblioteca Palatina fu voluta dalla regina Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, moglie di Ferdinando IV di Borbone, e realizzata in poco più di tre anni alla fine del Settecento. Si sviluppa lungo il lato orientale del Palazzo e si compone di cinque ambienti, ovvero due anticamere a cui seguono le tre sale che accolgono la raccolta libraria.

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Volta della prima sala della Biblioteca Palatina - Filippo Pascale (su disegno di Carlo Vanvitelli) - Planisfero

 

Contiene oltre quattordicimila volumi, tra i più significativi della cultura europea; molte sono le opere in tedesco, tra cui uno dei primi resoconti di viaggi che parlano della Reggia di Caserta, Reise durch Oestreich und Italien del Gerning (1802) che descrive un Palazzo dotato (addirittura!) di "6000 stanze... In una delle ali anteriori vive la famiglia reale, nell'altra Acton con la Segreteria di Stato... le due ali posteriori non sono ancora arredate".

 

La biblioteca è preceduta da due Sale di lettura. Nella seconda si possono ammirare Il ratto delle Sabine e Apollo e Marsia di Luca Giordano e le allegorie di Europa, Asia, Africa e America, attribuite agli allievi della sua scuola. L’ambiente è arredato con consolles in legno bianco e intagli dorati, su cui spiccano due lumi ad olio, in porcellana a disegni cinesi, con i globi di cristallo smerigliato.

Gli scaffali della prima e della terza sala – la biblioteca ufficiale - sono ancora quelli descritti nell'inventario del palazzo Reale del 1799; i mobili originari della seconda sala sono invece descritti in legno bianco e oro, mentre gli attuali sono completamente diversi.

La volta della Prima Sala della Biblioteca è affrescata con un Planisfero circondato dai segni zodiacali e dai venti, opera di Filippo Pascale su disegno di Carlo Vanvitelli. I grandi armadi-libreria in mogano sono coronati da copie di vasi antichi, definiti "all'etrusca", realizzati nel Settecento dalla Fabbrica Giustiniani.

Ispirate ai modelli antichi sono anche le decorazioni floreali della volta della Seconda Sala, realizzate da Gaetano Magri. Agli scaffali in legno di noce si affiancano una scrivania in mogano ed una poltroncina che si trasformava in una scaletta, utile per consultare i volumi dei ripiani più alti delle librerie. La seconda sala era destinata allo svago letterario della regina austriaca, che leggeva libri di meditazione ma anche letteratura d'evasione, libriccini stampati in tedesco, in caratteri gotici, che forse la riportavano a quell'intimità della corte asburgica da cui proveniva. Tali opere di svago – ospitate attualmente nella Biblioteca Nazionale di Napoli - furono definite da Benedetto Croce libercoli senza valore; esse invece riflettono l'orientamento romantico delle classi agiate dell'epoca. Molte sono le acquisizioni volute da Carolina e Gioacchino Murat (riconoscibili dalla presenza dei monogrammi "C" o "J" sormontati dalla corona di Napoli). In due piccoli vani sul retro vi sono le librerie che dovevano contenere i libri pervenuti alla fine dell'Ottocento dalla Chiesa dei Padri Passionisti, a occidente del Parco.

Le pareti della Terza Sala della Biblioteca furono decorate dal tedesco Heinrich Friederich Füger con quattro allegorie classiche – Il Parnaso con Apollo e le tre Grazie, L’Invidia e la Ricchezza, La Scuola di Atene, La Protezione delle Arti e il discacciamento dell’Ignoranza – che avrebbero dovuto ripercorrere la storia dell’umanità per celebrare una nuova “Età dell’Oro” borbonica. Ma in queste scene si possono anche scorgere riferimenti al pensiero della Massoneria, protetta dalla regina Maria Carolina, e alla quale apparteneva forse lo stesso Füger; La Scuola di Atene raffigurerebbe proprio un rito massonico, con il disvelamento di una statua muliebre, simbolo della Verità a cui solo pochi – attraverso un graduale percorso – possono accedere. Al centro della sala sono collocati un barometro e un cannocchiale in ottone, dell’ottico e astronomo inglese John Dollond (1706-1761); e una coppia di globi – uno terrestre e l’altro celeste – di legno dipinto, realizzati dal geografo francese Didier Robert de Vaugondy (1723-1786), del quale si conserva anche un Atlas d'étude pour l'instruction de la jeunesse, Parigi, 1797. In questa sala è sistemato uno scaffale detto "la piramide", per la forma caratteristica simile ad una piramide ottagonale.

Nella raccolta, ordinata per "classi" (cioè per materie) si notava, sin dal suo primo catalogo del 1803, la presenza di pubblicazioni dedicate alla "Educazione" e al "Buon governo", segno che la collezione era considerata uno strumento per preparare i giovani Principi alle future attività di governo.

 

Il volume più importante dell'intera raccolta è senza dubbio la Dichiarazione dei disegni del Real Palazzo di Caserta di Luigi Vanvitelli, con cui l'architetto presentava al Re Carlo il progetto della Reggia che sarebbe stata costruita negli anni successivi, volume che rappresenta uno strumento di propaganda verso le corti Europee riguardo al ruolo che il nuovo regno borbonico stava per assumere (edizione del 1756 con sedici tavole, comprendente anche i Ponti della Valle ancora in costruzione). Notevole è la presenza di volumi di arte e di antichità; solo per citare i più preziosi e rari abbiamo l'edizione delle Antichità di Ercolano esposte, in nove volumi, pubblicata dalla Reale Stamperia di Napoli nel periodo 1755-92, segno dell'interesse del Re Borbone verso gli scavi di Ercolano e Pompei; Les ruines de Pompei del Mazois, pubblicato a Parigi nel 1838, che testimonia l'interesse della cultura europea nei confronti della riscoperta delle antichità classiche in Italia meridionale; Il torneo di Caserta nel carnevale dell'anno 1846, pubblicato a Napoli nel 1850, che contiene 72 tavole illustrate con le raffigurazioni dei bellissimi costumi indossati dai nobili e dignitari dell'epoca.

In materia di religione, si conserva l’intera collezione della Biblioteca Cattolica; per il diritto ed economia abbiamo i volumi degli illuministi francesi e napoletani tra cui Montesquieu, Filangieri, Vico, Giannone, la Collezione delle Leggi delle Due Sicilie . I sono presenti opere letterarie di autori classici spesso adattate all'educazione dei principi, come il Plutarque de la jeunesse e di autori moderni delle varie letterature nazionali, come la Collezione dei Classici italiani pubblicata a Milano tra il 1802 ed il 1814.

Vi sono pregevoli volumi riccamente illustrati con calcografie e litografie spesso acquerellate a mano, opere di geografia, botanica, zoologia e le edizioni del Bodoni. Singolare è la ricca raccolta di libretti d’opera, di balli e di musica, dei teatri napoletani, con eleganti legature in marocchino, velluto, o seta, decorate con fregi in smalto o in oro.

L'accrescimento della Palatina continuò anche dopo la Restaurazione, fino al regno di Ferdinando II quando, nel 1857, fu riordinata per materie da Francesco Ceva Grimaldi. Tale classificazione presentava nuove sezioni dedicate alla legislazione, alla bibliografia, alle opere enciclopediche e ai giornali che, in seguito alla rivoluzione borghese, coprivano uno spazio sempre maggiore nel campo dell'editoria. Alcuni volumi contenenti la legislazione del neonato Regno d'Italia sono testimoni del fatto che la biblioteca continuò ad essere attiva anche dopo l'unità.

 
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